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Il Marketing Odontoiatrico

Pazienti extracomunitari,
turismo sanitario…
…ed altre riflessioni.

Leggo sempre i giornali e siccome c’è la crisi, gli articoli riportano la triste notizia che “bisogna risparmiare”.
Ma cosa significa che bisogna risparmiare perché c’è la crisi, la regola dovrebbe essere che non si dovrebbe mai sprecare! Ci vuole una crisi per capire che le aziende, così come le famiglie, devono imparare ad ottimizzare i costi nell’ottica di una cultura del rispetto per il valore del lavoro e del denaro? Quando leggo che alcune aziende devono ridurre centinaia di posti di lavoro e licenziare i dipendenti, così, di botto, perché c’è la crisi… mi chiedo: ci voleva la crisi per capire che tutte quelle persone dovevano essere meglio impiegate come risorsa? Perchè non pianificare invece di arrivare ad un punto dove le scelte, le decisioni, diventano più demagogiche che prese per il giusto governo delle attività aziendali e professionali?
Anche sul turismo sanitario, e sui pazienti extracomunitari avrei qualche cosa da dire.

Oltre al problema degli italiani che si recano (a loro rischio) all’estero per le cure sanitarie, spesso non soggette ai controlli ed alle norme che già faticosamente sono accettate nel nostro Paese, ciò che mi preoccupa maggiormente è la previsione che faccio di prossime numerose aperture di strutture, o singoli studi, condotti da investitori internazionali o da professionisti extracomunitari. In pratica significa avere ancora più studi dentistici e di sicuro, molto più aggressivi nel prezzo e nella promozione dei servizi. Non è lontano questo scenario, vediamo alcuni dati (Centro elaborazioni Centro Studio Sintesi su dato ISTAT) che mi fanno riflettere.

  • 23 milioni è il totale degli occupati, cioè le persone che lavorano nel nostro Paese. Gli stranieri sono 1.750.969 (7,5% del totale)
  • 15 milioni sono i dipendenti di lavoro a tempo indeterminato. Questo dato include sia i dipendenti a tempo pieno che quelli a tempo parziale. Gli stranieri sono l’8,3% del totale.
  • (Considerate che i dipendenti stranieri a tempo determinato, sono 252 mila in più degli italiani)
  • 5,5 milioni sono i lavoratori autonomi, cioè quelli che non sono subordinati ad alcun contratto di assunzione o di dipendenza. Gli stranieri rappresentano il 4,5% del totale.
  • 465mila sono i collaboratori in Italia, di cui gli stranieri rappresentano il 4%.
  • 25,2% i precari stranieri rispetto al totale degli immigrati occupati. Gli italiani sono il 10% in meno degli stranieri.

Se poi vado a “ficcare il naso” nella storia dell’economia e dello sviluppo delle economie internazionali, vedo romanticamente che l’epoca dell’Antica Roma imperiale raccoglieva nella Città Eterna, “popoli di tutte le terre allora conosciute… tali da alimentare sempre maggiori commerci”. Ritornando ai tempi nostri, vedo S. Paolo del Brasile essere “la più grande città italiana nel mondo” con ben 6 milioni di abitanti di origine italiana! Quindi esistono modelli, che possono farci prevedere gli assetti futuri, basta non nascondere la testa e limitarsi ad aspettare… la crisi, per risparmiare o per essere costretti a licenziare…

Servono modelli anche politici adeguati, accordi con le categorie professionali ed i rispettivi Ministeri che governano il nostro Paese, in una logica più lungimirante ed illuminata dell’economia che non miri a proteggere una “chimera”, un “ideale”, che ovviamente tutti desidereremmo, ma è anacronistico e cadremmo nella rappresentazione del mitologico complesso di Pigmalione che cercava la donna ideale e grazie alla Dea Afrodite la trovò, ma era una statua, non era una donna reale! Ecco, l’economia, i mercati, la professione, le evoluzioni sociali ed economiche, i nuovi modelli culturali, la velocità nei trasporti e nell’informazione, tutto contribuisce a rendere obbligatorio interessarci di quelli che si interessano di noi. Oggi molta attenzione infatti è rivolta al mondo odontoiatrico italiano, ve lo dice uno che all’estero va spesso per motivi professionali!!
Chi curerà questa massa di persone che notoriamente poco frequentano gli studi dentistici?

Indubbiamente per qualcuno si profila già il business, perché è successo così anche in America (del Nord e oggi del Sud), e nel resto del mondo, cioè noi italiani abbiamo prima iniziato a curare i connazionali e poi abbiamo “aperto” agli autoctoni.

Sarà così anche in Italia e ci saranno sicuramente italiani che andranno dal dentista extracomunitario.
Ma adesso qualcuno mi contraddirà dicendo che un extracomunitario non può esercitare in Italia. Vero, naturalmente, ma questo intanto non vale per i “comunitari” e sappiamo che sono sempre di più i Paesi che sono entrati a far parte della CE ed altri sono pronti ad essere accettati. Poi dobbiamo anche pensare che già nel nostro Paese siamo alla seconda generazione di extracomunitari, cioè di famiglie che hanno figli concepiti in Italia, quindi sono italiani ma con i parenti extracomunitari e sappiamo che il loro reddito può (deve) finanziare anche le famiglie oltre confine, alle quali inviano il denaro. Considerando che in quegli Stati il costo della vita è decisamente inferiore al nostro ed il tenore di vita anche, non è difficile pensare il livello di competitività che potrà generarsi sul mercato anche delle libere professioni.

Là dove si lasciano spazi, il business si crea in modo fisiologico. Nessuno vuole attivare un programma di cura per gli extracomunitari in Italia?, Pochi sono quelli che accolgono con piacere queste persone nei propri studi? Eppure i dati ISTAT ci fanno capire che una consistente percentuale di loro è esattamente identica, per livello contributivo, a moltissimo italiani…
Ecco che si profila uno spazio nell’economia dei servizi odontoiatrici e qui agiranno quelle leve dell’”offerta e della domanda” che determinano il funzionamento dei mercati, erodendo anche dove i precedenti modelli di economia, ormai anacronistici, hanno fallito.

È anche vero che occorre essere preparati a ricevere questa popolazione straniera, ma chiedete ai vostri colleghi pediatri come hanno fatto… Mi ricordo quando iniziai a svolgere alcuni corsi di formazione per i pediatri italiani ed emergeva la necessità di governare il sempre crescente numero di famiglie straniere, con cultura, credenze, abitudini e patologie diverse dalla nostra… Ma poi, è solo questione di volontà e capacità di saper creare il business, senza perdere di vista mai l’eticità delle nostre scelte.

autore — prof Antonio Pelliccia

ultima modifica: 31/10/2010 Nome C.